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    <title>daGaza.org</title>
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    <title>Ghazi Hamad, alto esponente di Hamas</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=8</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=8</comments><pubDate>2009-01-09</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=8</guid><description>Ghazi Hamad, un alto esponente di Hamas, in precedenza direttore del settimanale Ar-Risala e portavoce dell’organizzazione, entra in territorio egiziano dal valico di Rafah e rilascia ai pochi giornalisti presenti al posto di confine alcune dichiarazioni sull’attacco israeliano e sull`attuale posizione di Hamas rispetto alla guerra in corso. Non appena si accorgono di quanto sta accadendo, le autorità di frontiera e i servizi di sicurezza egiziani lo costringono ad allontanarsi dai giornalisti e lo ricacciano a forza, in un caos di insulti reciproci, oltre il valico di confine in territorio palestinese.</description>   </item><item>
    <title>Appello dei paramedici di Gaza</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=9</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=9</comments><pubDate>2009-01-09</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=9</guid><description>Sirene, infermieri, barelle. Al valico di Rafah un continuo viavai di ambulanze. Portano i feriti da Gaza a qualche ospedale egiziano dove possano essere curati adeguatamente. 
Negli ospedali di Gaza, dice un membro del personale sanitario, mancano tutti i medicinali per le sale operatorie. Continua, facendo un appello a Mahmoud Abbas e al Ministero della Sanità  perchè riattivino i telefoni e paghino gli stipendi del personale sanitario. "In questo modo ci obbligano a interrompere il nostro servizio alla gente", dice con la voce rotta dalla rabbia. Ci sono tragitti sicuri per le ambulanze? "Non penso proprio - dice un autista - hanno appena bombardato a metà  strada". E le scorte della Croce Rossa tardano ad arrivare.</description>   </item><item>
    <title>Il mio sangue è per Dio!</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=10</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=10</comments><pubDate>2009-01-09</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=10</guid><description>“Loro sacrificano al loro dio il nostro sangue. E anche noi sacrifichiamo il loro sangue al nostro dio”. Mentre un militante di Hamas viene portato via in ambulanza, uno degli uomini che lo hanno accompagnato, ancora scosso dall`accaduto, rilascia un’intervista alle televisioni presenti in cui inneggia al martirio e minaccia apertamente Israele. “Ci stanno risvegliando e per questo li ringraziamo – dice – Cresceremo i nostri figli solo per liberarci di loro”.</description>   </item><item>
    <title>La sanità a Gaza è terribile</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=11</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=11</comments><pubDate>2009-01-10</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=11</guid><description>Nel limbo del valico di Rafah, ogni giorno decine di ambulanze caricano e scaricano feriti, trasferiti dagli ospedali interni alla Striscia di Gaza verso gli ospedali egiziani. Un padre culla una bambina ferita nella speranza che possa essere curata. La salma di chi non ce l’ha fatta si prepara a rientrare lugubremente in Palestina. Yousef Hamad, medico specialista di terapia intensiva, parla della mancanza di personale e di medicinali, dell’insufficienza della tregua di tre ore per curare I feriti e della difficoltà di raggiungere gli ospedali egiziani a causa dei bombardamenti continui. </description>   </item><item>
    <title>Manifestazione ad al-‘Arïsh</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=12</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=12</comments><pubDate>2009-01-10</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=12</guid><description>Nel venerdì in cui il mondo arabo è attraversato da un’ondata di manifestazioni pro Palestina, anche l’Egitto alza la voce. Più di 1000 manifestanti occupano le strade di Alessandria e ad al-‘Arïsh, cittadina costiera a 45 km da Rafah, la protesta contro l’attacco israeliano e la mancata reazione dei Paesi arabi infiamma la piazza. Quattro manifestanti saranno arrestati.</description>   </item><item>
    <title>Alla frontiera tra Egitto e Gaza</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=13</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=13</comments><pubDate>2009-01-10</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=13</guid><description>Alla frontiera tra Egitto e Striscia di Gaza, una famiglia palestinese trascina alcune valigie e un passeggino attraverso sale e corridoi semideserti. Sfollati da Gaza, riusciranno a passare la frontiera solo grazie ai passaporti bulgari che portano in tasca.</description>   </item><item>
    <title>Attraverso i corridoi umanitari</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=14</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=14</comments><pubDate>2009-01-11</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=14</guid><description>A Gaza mancano i beni di prima necessità. Si formano lunghe file davanti ai grossisti e ai forni. Un gruppo di uomini viaggia da un valico all’altro attraverso i corridoi umanitari per trasportare farina, zucchero e medicinali dentro alla Striscia. Quando è possibile, si muovono con la scorta della Croce Rossa, una protezione spesso inutile contro i bombardamenti israeliani. Altrimenti guidano da soli, con il divieto assoluto di fermarsi lungo il percorso. Due di questi autisti parlano davanti alla telecamera al valico di Rafah. “Andarsene da Rafah? – dice uno – Se lasciamo le nostre case dove andiamo?”. “E poi a me piace Hamas – aggiunge l’altro – loro fanno la Jihad e la Jihad è la cosa migliore. Il martire ha il posto migliore vicino a Dio”. </description>   </item><item>
    <title>La tragedia di una famiglia</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=15</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=15</comments><pubDate>2009-01-12</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=15</guid><description>“Che Dio maledica loro e tutti i loro alleati”, “Che Dio ci aiuti ad abbattere gli infedeli”. Davanti alla tragedia di una famiglia massacrata da un bombardamento israeliano, una donna di Rafah si rivolge con rabbia e disperazione a Dio perchè dia al suo popolo la forza per resistere: “Resteremo in piedi fino all’ultimo anche se dovessimo mangiare le foglie degli alberi”.</description>   </item><item>
    <title>Evadere da Gaza</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=16</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=16</comments><pubDate>2009-01-14</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=16</guid><description>Abu Mohammed abitava a Gaza, nel campo profughi “Bridge Camp”. Due settimane fa ha deciso di scappare “da questa guerra che dura da sempre”. Si è calato a 25 metri di profondità, in uno dei tunnel che strisciano sotto al confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, costruiti per far passare clandestinamente armi, viveri, animali. È un passaggio angusto, lungo più di un chilometro: una volta che ci sei dentro, le opzioni sono solamente due: andare avanti oppure morire. Ora è dall’altra parte. Si informa al telefono della salute dei suoi familiari e aspetta la prossima tregua per tornare a casa. </description>   </item><item>
    <title>Selim, il signore dei tunnel</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=17</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=17</comments><pubDate>2009-01-14</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=17</guid><description>Sono 900 di cui il 70% ancora in funzione. Hanno 3 o 4 entrate ciascuna. Danno lavoro a 10 mila persone solo a Rafah. Le gallerie sotterranee tra l’Egitto e la Striscia di Gaza sono un business che vale 20 mila dollari al giorno. Ma anche un modo per aiutare i “fratelli palestinesi”. Ce lo spiega Selim, uno dei signori dei tunnel, kefiah sul viso e occhiali da sole. Una volta pronto, un tunnel grande può far passare sotto al confine 10.000 chili di alimentari in mezza giornata. Oltre a TV, lavatrici, frigoriferi e, naturalmente, armi. Kalashnikov, Katiusha, Tnt, Rpg: arrivano via mare dall’Eritrea e vengono introdotti nella Striscia di Gaza per 30 dollari al chilo. “Da quando è iniziata questa Guerra non ci sono più affari – spiega Selim – Ma anche se i bombardamenti distruggessero tutti i tunnel noi li ricostruiremo. Abbiamo la tecnologia beduina”. E ride.</description>   </item><item>
    <title>Rifugiati alla scuola dell`Onu</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=24</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=24</comments><pubDate>2009-01-18</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=24</guid><description>“Hanno già segnato il nostro nome mille volte e ci hanno detto di tornare nelle classi!”, protesta un ragazzo con un responsabile. Alla scuola dell’Onu di Rafah si sono rifugiate dall’inizio della guerra almeno 2.500 persone. Non tutti sono soddisfatti di come viene condotta la distribuzione di coperte e cibo. “Date la roba almeno alle donne!”, continua il ragazzo di prima. “Sono dei bugiardi – continua un altro – gli israeliani dovrebbero colpirli con 15 missili”. Fuori dall’edificio, una donna tiene in braccio il suo bambino, nella speranza di essere accolta all’interno della scuola dopo che la sua casa è stata bombardata. La sua famiglia è giunta a Gaza dall’Algeria nel 1994, in cerca di pace. “Abbiamo visto la guerra – dice alla telecamera – solo la guerra”. </description>   </item><item>
    <title>Un tè tra le macerie</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=18</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=18</comments><pubDate>2009-01-15</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=18</guid><description>Calcinacci, scale, calcinacci, una poltrona, ancora calcinacci. Un bambino solo si fa strada tra le macerie della sua casa di Rafah, sventrata da un bombardamento. Ci accompagna sul tetto, poi indica all’orizzonte la sinistra colonna di fumo che sale da un altro punto della città. Accende un fuoco nella stanza che pochi giorni fa era la sua sala da pranzo e aspetta che l’acqua cominci a bollire per farsi un tè. Fuori, la vita a Rafah prosegue, in un’atmosfera rarefatta e sinistra. </description>   </item><item>
    <title>La morte di Issah</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=21</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=21</comments><pubDate>2009-01-16</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=21</guid><description>Issah aveva solo 12 anni. E’ stato ucciso da un proiettile israeliano mentre andava a far legna in giardino. La sua famiglia si raccoglie compostamente attorno al suo corpo avvolto in un lenzuolo bianco e tenuto insieme da strisce di nastro adesivo. “Anche dopo un milione di martiri questa resterà la Palestina”. dice suo padre mentre si appresta a portare via la salma. Dopo aver ricevuto una telefonata di condoglianze si può finalmente inginocchiare, in preghiera.</description>   </item><item>
    <title>Una macabra contabilità</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=19</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=19</comments><pubDate>2009-01-15</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=19</guid><description>Il Dottor Abdullah Shiyada è il direttore dell’ospedale di Rafah. Si infila gli occhiali e scorre la lista dei morti e dei feriti nei suoi reparti. Poi con un gesso riporta su una mappa improvvisata l’ultima incursione dei tank israeliani: “Sono entrati da qui, dal valico di Sufa – racconta – Hanno distrutto diversi edifici, di notte. Poi sono tornati indietro”.</description>   </item><item>
    <title>La distruzione di una moschea</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=20</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=20</comments><pubDate>2009-01-16</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=20</guid><description>Un gruppo di bambini di Rafah spinge un carretto ricoperto di roba per le strade del quartiere di Al-Shabura. Portano via quel che rimane della moschea di Al-Abraar, distrutta la notte precedente dall’aviazione israeliana. “Questa moschea era stata costruita con i soldi che la gente raccoglieva settimana dopo settimana – protesta Mansur Abu-Humaid, sheikh della moschea - Ma questo non è niente rispetto all’uccisione dei nostri bambini e delle nostre donne”. Nella devastazione generale, qualcuno si preoccupa di spazzare via i calcinacci dal pavimento della moschea, un appello silenzioso alla vita che va avanti.</description>   </item><item>
    <title>Per le strade del quartiere Brasil</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=22</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=22</comments><pubDate>2009-01-17</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=22</guid><description>Lamiere, carcasse di automobili, sinistri crateri là dove pochi giorni fa c’era una casa. Il quartiere Brasil, uno dei più vicini al confine egiziano, è stato pesantemente colpito dai raid dell’aviazione israeliana. La gente va a pescare tra le macerie in cerca di qualcosa. Una donna con il volto coperto si rivolge alla telecamera e fa una “V” con le dita, in segno di vittoria. Un bambino di sì e no dieci anni, invece, ci fa capire senza mezza termini di non gradire la nostra presenza.</description>   </item><item>
    <title>Funerali a Rafah</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=23</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=23</comments><pubDate>2009-01-17</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=23</guid><description>Le bandiere verdi di Hamas sventolano sopra a un edificio mentre gli uomini di Rafah rendono l’estremo saluto alle ultime sette vittime dei bombardamenti della città. Tra loro, due combattenti di Hamas. Incitata da una voce amplificata da un megafono, la processione funebre segue alcune salme, trasportate su barelle arancioni e ricoperte da bandiere verdi. Poco più in là, tutti si siedono per terra e ascoltano il discorso funebre: “Qualcuno mi ha detto di aver sognato che a Gaza pioveva forte – dice il predicatore – Questo, dicono i saggi, è il segno che la vittoria è vicina”. Apparentemente distratto, un ragazzo ai margini della platea pianta a terra una piccola bandiera. Verde.</description>   </item><item>
    <title>Giocare a calcio sotto le bombe</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=44</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=44</comments><pubDate>2009-01-21</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=44</guid><description>Lo stadio municipale di Rafah è stato distrutto da un raid dell’aviazione israeliana nella notte tra il 16 e il 17 gennaio. Metà delle tribune è ancora in piedi, l’altra è un ammasso informe di cemento, tubi di ferro e lamiere. Un uomo s’inginocchia sul campo e si mette a pregare, strappando nervosamente i ciuffi d’erba attorno a sè. Poco distante, in un campo di polvere, alcuni bambini si passano il pallone e tirano in una porta sgangherata.</description>   </item><item>
    <title>Leyla e il rumore degli aerei</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=27</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=27</comments><pubDate>2009-01-19</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=27</guid><description>Nussayrat è un villaggio a metà strada tra Khan Yunis e Gaza City. Qui, poco dopo l’inizio della guerra, un missile è caduto davanti alla porta della famiglia Guedir. Una persona è morta e tre sono rimaste ferite. Anche Leyla, una bambina di pochi anni, è stata colpita dalle schegge. Ora che è stato dichiarato il cessate il fuoco, Leyla può tornare a giocare in strada. Ma un aereo ronza sopra Nussayrat e lei non riesce a staccare lo sguardo dal cielo.</description>   </item><item>
    <title>Dopo la tregua</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=28</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=28</comments><pubDate>2009-01-19</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=28</guid><description>Dopo 22 giorni di bombardamenti l`atteso cessate-il-fuoco arriva anche a Rafah. Sotto un cielo carico di nuvole e presagi, un ragazzo sta seduto sopra a un missile e fa una “V” con le dita. Un anziano signore, invece, avanza per la città distrutta, appoggiandosi a un bastone. “Che Dio ci protegga. Dio è tutto ciò che abbiamo. Che Dio ci vendichi per quello che ci hanno fatto”.</description>   </item><item>
    <title>Cessate il fuoco</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=51</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=51</comments><pubDate>2009-01-25</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=51</guid><description>Dopo 22 giorni di bombardamenti, la vita riprende a scorrere a Rafah. Gli abitanti dei quartieri vicini al confine con l’Egitto tornano alle loro case per constatare la portata della distruzione che le ha investite. Una ragazza raccoglie dalle macerie gli oggetti che possono ancora servire. Una donna si chiede dove andrà a vivere la gente, poi lancia una minaccia: “Dio ci vendicherà d’Israele! E punirà anche chi ha aiutato Israele a farci questo!”. Più in là la telecamera registra una scena grottesca: là dove un intero blocco di edifici è stato completamente raso al suolo, alcuni bambini scorazzano tra le macerie e festeggiano una fantomatica vittoria.</description>   </item><item>
    <title>Con gli sfollati di Jabaliya</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=52</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=52</comments><pubDate>2009-01-25</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=52</guid><description>Scende la sera sul quartiere di Jabaliya. Con la cupola della moschea sullo sfondo, fari di auto e motociclette squarciano il buio e muli scarni accompagnano gli sfollati di Gaza City in una triste processione alla ricerca di un tetto sotto il quale dormire. “Non ci hanno lasciato niente – si lamenta una coppia - Anche i vestiti che portiamo abbiamo dovuto chiederli in prestito”. Dicono di non avere più casa, denaro, acqua, coperte, vestiti, nemmeno documenti d’identità. “Nessuno dei miei figli ha mai aiutato la resistenza”, si lamenta una donna. “Ma che dici? – risponde un altro – È  un onore fare parte di Hamas! I musulmani vinceranno con ogni mezzo. Alzeremo bandiera bianca solo davanti a Dio”.</description>   </item><item>
    <title>Un sopravvissuto del clan Samouni</title><link>http://www.dagaza.org?id_video=55</link><comments>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=55</comments><pubDate>2009-02-26</pubDate><category></category><guid>http://www.dagaza.org/index.php?id_video=55</guid><description>Sbucano da dietro un muro. Lanciano un colpo di mortaio davanti alla casa. Quando il capofamiglia esce, lo freddano con una raffica di colpi. Poi cominciano a sparare sugli altri. Quando sono usciti tutti, intimano loro di camminare. Bruciano una stanza. Li fanno proseguire fino a un’altra casa, dove saranno picchiati. Obbligano due ragazzi a spogliarsi. Sparano e uccidono. Sono alcune delle scene del massacro perpetrato da un`unità dell`esercito israeliano ai danni del clan Samouni, uno dei capitoli più tragici e rivoltanti del recente scontro nella Striscia di Gaza. A descriverle, pochi giorni dopo l`accaduto, è un bambino rimasto orfano di padre che, seduto tra le macerie che nascondono i cadaveri dei suoi parenti, seleziona proiettili da una scatola di latta e li carica dentro a una cartuccera, con inquietante scrupolosità. </description>   </item></channel></rss>
